Malocclusione Dentale e Chiropratica

E’ consigliabile farsi valutare per una possibile malocclusione dentale quando avverti uno di questi problemi:

  • Senti un click (anche minimo) quando apri e chiudi la bocca?
  • digrigni i denti?
  • serri la mandibola nel sonno?
  • soffri di vertigini di cui non si conosce la causa?
  • senti un improvviso acufene (ronzio o rumore nell’orecchio)?

Soffri di

malocclusione dentale chiropratico

Cosa fare?

Se hai avuto mal di schiena, con o senza ernia del disco, torcicollo, sciatica, mal di testa o altre problematiche muscoloscheletriche o articolari probabilmente hai già sentito parlare di chiropratica.

Il dottore in chiropratica è conosciuto da tutti come il ‘dottore della schiena’.

Meno noto è che vi siano chiropratici esperti anche nella valutazione della malocclusione dentale e dei problemi che dalla bocca e dal cranio creano interferenze con la colonna vertebrale, lo scheletro e il sistema nervoso.

Il chiropratico americano Dr George Goodheart fu tra i primi al mondo negli anni Sessanta ad intuire che poteva esistere una relazione tra le disfunzioni presenti nella bocca (malocclusione, mancanza di alcuni denti, frenulo corto, cure dentistiche inadeguate etc.) e la colonna vertebrale, le articolazioni dello scheletro, e il sistema nervoso.

Da allora la relazione tra i denti e il resto del corpo, in particolare i muscoli è presa in grande considerazione dai chiropratici esperti di Applied Kinesiology (la kinesiologia applicata è la disciplina chiropratica sviluppata dal Dr. Goodheart).

Già nella prima visita il chiropratico esperto verifica se la causa dei problemi può venire dalla bocca.

Problema ascendente o discendente?

Già nella prima valutazione il chiropratico specializzato in Applied Kinesiology verifica se la causa dei problemi che il paziente lamenta è ‘ascendente’ oppure ‘discendente’.

In base a specifici test ed esami il chiropratico verifica quale sia la causa principale del problema che il paziente lamenta.

Problema Discendente è quello che ‘nasce in bocca’ (dal cosiddetto ‘apparato stomatognatico’).

Problema Ascendente quello che nasce più in ‘basso’, cioè ovunque al di sotto della bocca.

In particolare si riscontrano frequentemente problemi a carico della prima o seconda vertebra cervicale (atlante e epistrofeo), oppure occipite, bacino, osso sacro, coccige, e i piedi.

Quando la causa dei problemi lamentati dal paziente è dovuta ad un disallineamento dell’atlante o ad altra sublussazione vertebrale il dottore in chiropratica è il professionista più esperto per valutare questo tipo di problemi e adottare le tecniche più utili per risolverli.

Se il problema è primariamente discendente viene richiesta l’immediata valutazione del dentista. Ecco perché, affinché si possano risolvere i problemi lamentati dal paziente in modo efficace, è necessaria una stretta collaborazione tra chiropratico e dentista.

Del resto in questo campo il chiropratico non può sostituirsi al dentista e viceversa!

Quindi, se dopo tutti i test e gli esami necessari,  le verifiche da parte del chiropratico e del dentista dimostrano che parte dei sintomi (per es. mal di testa, cervicalgia, dolori facciali, vertigini, acufene) possono essere imputati alla malocclusione, il successo della terapia odontoiatrica è assai probabile mentre se la causa non viene dalla bocca (assenza di vera malocclusione dentale o altra problematica relativa alla bocca) è opportuno ricorrere al chiropratico.

Il Dr Andrea Clementoni collabora con dentisti nell’interesse del paziente, per valutare e risolvere i problemi legati a disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare e della malocclusione dentale.

La collaborazione tra chiropratico e dentista porta sempre alla soluzione più idonea e meno invasiva (e costosa) per il paziente.

False malocclusioni?

Molto spesso il problema sembrerebbe a prima vista una malocclusione ma dopo attente verifiche non lo è.

Spesso si tratta di disallineamento dell’atlante (prima vertebra cervicale o atlas) o dell’epistrofeo (seconda vertebra cervicale), oppure di altra sublussazione vertebrale.

(Se si vuole  approfondire si può leggere: Atlante – Atlas (prima vertebra cervicale) – Disallineamento -Trattamento chiropratico specifico )

Se il problema è il disallineamento dell’atlante o dell’epistrofeo in genere bastano alcuni trattamenti chiropratici specifici per risolvere il problema, con riduzione rapida dei sintomi dolorosi e  miglioramento dei rapporti occlusali e della posizione della mandibola e viene così risolta la cosiddetta sindrome dell’ATM (articolazione temporo mandibolare).

Questo è l’aspetto positivo che può sorprendere di più: una presunta malocclusione può essere risolta con il trattamento chiropratico specifico. In questo caso non è necessario l’intervento del dentista e il trattamento chiropratico può essere risolutivo. Un esempio di trattamento chiropratico specifico è proprio il riallineamento dell’atlante o dell’epistrofeo (prima e seconda vertebra cervicale).

Quando, come e perché il dentista interviene se c’è malocclusione?

Nel caso in cui la malocclusione richiede anche l’intervento del dentista non sempre si deve ricorrere ad un bite. Anzi, a volte l’utilizzo del bite è inappropriato e non risolve o rende ancora più complesso il problema del paziente. A volte un molaggio estremamente selettivo di un dente, oppure l’estrazione di un dente del giudizio possono risolvere il problema. Il chiropratico e il dentista devono valutare insieme caso per caso.

In caso di morso aperto, morso profondo, crossbite, precedente ortodonzia, bite inadeguato o ponti si possono avere ‘interferenze’ create da precontatti e/o modificazioni della posizione della mandibola, e/o variazioni della dimensione verticale.

La deglutizione, inoltre, è un meccanismo primario (infatti il feto deglutisce già nel ventre materno). Il problema è che tutti noi deglutiamo centinaia di volte al giorno, per lo più inconsapevolmente, e anche quando dormiamo. Ad ogni deglutizione queste interferenze lasciate incorrette possono modificare l’allineamento della colonna vertebrale modificando costantemente l’equilibrio posturale. Questo potrebbe non produrre nessun sintomo fino a che il corpo riesce a compensare, ma prima o poi, se le cause non vengono corrette il corpo comincerà a ‘lamentarsi’: mal di schiena, mal di testa, cervicalgia, dolori articolari (dolori al ginocchio o alla spalla ‘senza senso’) etc.

La collaborazione tra chiropratico e dentista è indispensabile?

E’ importante sapere che spesso il problema del paziente è ‘misto’. Il problema ‘in bocca’ (es. la malocclusione) e il problema strutturale (es. disallineamento dell’atlante o altre sublussazioni vertebrali) coesistono e perciò il lavoro del chiropratico e del dentista deve procedere insieme. Ecco perché in alcuni casi è indispensabile il lavoro in team.

I trattamenti chiropratici correggono la posizione delle vertebre (per es. riallineamento dell’atlante) che modificano l’occlusione dentale attraverso la modifica del tono dei muscoli masticatori (che sono connessi ai muscoli cervicali e gli altri muscoli della colonna vertebrale).

E  il lavoro che l’odontoiatra fa sulla bocca del paziente a sua volta influenza, ad esempio, la posizione delle prime vertebre cervicali, che a loro volta modificano la postura provocando contrazione o rilassamento di muscoli che si possono infiammare riacutizzando il dolore.
Ne consegue che il lavoro in team di chiropratico e dentista per questi casi deve proseguire per tutto il tempo necessario in cui si attua la correzione della bocca per evitare che sia ostacolato il  conseguimento delle modifiche necessarie ad un  miglioramento stabile.

Per esempio un bite usato soprattutto come strumento diagnostico deve essere portato per alcuni mesi per apprezzarne i risultati. Durante questo periodo è necessario che il chiropratico periodicamente intervenga per correggere possibili sublussazioni vertebrali che possono causare, per esempio, rilevanti contratture muscolari. E soprattutto nei primi mesi è importante che il dentista verifichi periodicamente che l’occlusione corretta venga mantenuta intervenendo con le modifiche necessarie. Questo forse spiega perché un ‘bite fai da te’ in genere non funziona o può creare squilibri.

Malocclusione o disturbo temporomandibolare accertato: A cosa serve il bite?

L’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM) permette alla mandibola di funzionare e muoversi. Anche i denti sono importanti per il corretto funzionamento dell’ATM perché, se non si trovano in una posizione occlusiva corretta, possono creare stress sufficiente a dislocare il condilo o danneggiare l’articolazione. I conseguenti ‘disordini mandibolari cranio-cervicali’,  più comuni sono mal di testa, vertigine, disturbi dell’equilibrio, acufeni,   sindromi di tipo Ménièristico, riduzione dell’udito, difficoltà a deglutire, dolori irrisolvibili alla spalla.
Anche le sublussazioni dell’atlante o di una vertebra cervicale possono portare a problematiche dell’ATM, e questo mostra l’importante correlazione tra colonna cervicale e mandibola.

Le cefalee più frequenti, per esempio, sono le emicranie e le cefalee muscolo-tensive, che possono essere in relazione sia a problematiche vertebrali (es disallineamento dell’atlante) o strutturali di competenza del chiropratico sia in relazione ad un disturbo dell’occlusione dentale che necessita l’intervento di dentista esperto.

Quando il dentista, in accordo con il chiropratico, decide di suggerire l’utilizzo di un bite (che non va dimenticato non è l’unico strumento a disposizione), qual è lo scopo del bite?

Il bite viene proposto con finalità:
1)  curativa  o terapeutica: rilassamento dei muscoli, decompressione delle articolazioni e nuovo posizionamento della mandibola (riposizionamento)
2)  diagnostica: per capire il rapporto ideale della mandibola con il cranio e le vertebre cervicali.

Anche per il bruxismo (digrignamento) si usa un bite per rilassare la muscolatura. Ma a volte il bite è utile anche in assenza di bruxismo.

Bite superiore o inferiore?

Sempre in accordo con il dentista del paziente, nel caso sia utile consigliare l’utilizzo di un bite, l’esperienza dei chiropratici specializzati in questo campo ha portato a ritenere che, in tutti i casi in cui sia possibile, sia opportuno utilizzare una placca inferiore. Questo perché un bite applicato all’arcata superiore potrebbe interferire con la respirazione cranio-sacrale, può interferire con la deglutizione, ed è fuor di dubbio meno confortevole per il paziente e inoltre interferisce maggiormente con la capacità di parlare, senza dimenticare che una bite inferiore è esteticamente meno visibile.

Lo spessore del bite viene adeguatamente valutato. I contatti tra bite e arcata dentale sono determinati con il supporto del chiropratico che può valutare con maggior precisione del dentista gli aspetti neuromuscolari. Infatti i disturbi funzionali che il paziente lamenta (dolori articolari, neuralgia facciale, acufene, vertigini, algia dell’ATM, cervicoalgia etc.) in caso di positività ai test chiropratici sulla malocclusione possono essere ridotti o risolti portando le arcate dentarie nella posizione ‘più corretta’.

Quindi i problemi dell’ATM (Articolazione Temporo-Mandibolare) sono il risultato delle sublussazioni vertebrali o viceversa?

Una disfunzione dell’ATM può essere la causa di problemi del rachide cervicale (o lungo la colonna vertebrale) o essere la cervicale a creare problemi all’ATM.

E in effetti ci sono persone che non hanno sintomi di cervicoalgia ma li hanno all’ATM e il problema principale però è nel rachide cervicale, per esempio un disallineamento dell’atlante o dell’epistrofeo o di altra vertebra cervicale.

E se per esempio valutiamo una persona con disallineamento dell’Atlante, non significa in sé e per sé che il problema principale parta proprio dall’atlante. Questo va valutato sempre attraverso una valutazione attenta. Nelle radiografie di persone con disallineamento dell’Atlante si può riscontrare che anche la mandibola non è correttamente allineata.

Asimmetria della testa rispetto alla colonna cervicale a volte si riscontra insieme al non corretto allineamento della mandibola. Se le articolazioni temporomandibolari non funzionano correttamente durante il processo normale di masticazione, il piccolo disco presente nell’ATM viene intrappolato in apertura e chiusura della bocca ed i muscoli di collo e spalle possono subire spasmi dolorosi.

‘Da chiropratico insieme al dentista valuto sempre con attenzione qual è la causa principale del problema lamentato dal paziente, in modo da trovare la soluzione più efficace e meno gravosa per quella persona’ (Dr Andrea Clementoni)

Come si spiega che un problema che nasce in bocca possa incidere sul resto del corpo causando disturbi (cervicalgia, cefalea, mal di schiena etc)?

Basti pensare che i denti e i muscoli della bocca sono innervati da strutture del sistema nervoso centrale (‘la centralina di comando’ del nostro organismo).

Malocclusione. Il Chiropratico e il dentista per individuare le cause

Il nostro sistema nervoso funziona come un computer ad altissime prestazioni. In pratica ci sono messaggi in uscita e entrata che vengono elaborati in modo velocissimo. Se per esempio il messaggio in entrata dice: ‘stai appoggiando il tuo piede nudo su un vetro acuminato’, il messaggio in uscita sarà immediatamente ‘sposta il piede da lì’, causando un’attivazione dei muscoli per spostare immediatamente il piede e il corpo.

Per come è strutturata la nostra corteccia cerebrale gran parte di questi messaggi afferenti (motori) e efferenti (sensori) viene dalla bocca e dai piedi (oltre che dalle mani e dagli organi riproduttivi)

Mappa cortecci

Mappa della corteccia cerebrale: rilevanza della bocca

Ecco perché un problema che nasce in un’area così sofisticata, dal punto di vista neurologico, come la bocca (per esempio: una incorretta occlusione, un dente mancante, un dente incluso o altro) può creare uno squilibrio nel corretto meccanismo di informazioni del sistema nervoso e causare una risposta muscolare anomala, a volte con modifiche posturali importanti (per esempio scoliosi), e sublussazioni della colonna vertebrale.

Bibliografia minima:

  • Whalters David S., DC, Applied Kinesiology, Vol. 2: Head, Neck and Jaw Pain and Dysfunction, the Stomatognathic System
  • Esposito G., Meersseman J.P., Valutazione della relazione esistente tra l’occlusione e la postura.Il dentista moderno, 1988
  • Fink M, Wahling K, Stiesch-Scholz M, Tschernitschek H. The functional relationship between the craniomandibular system, cervical spine, and the sacroiliac joint: a preliminary investigation. Cranio, 2003
  • Pelosi A. Interferenze orali nelle sindromi cranio-mandibolo-cervicali e posturali, Castello ed.,2014
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